VALENTINA BIASETTI

TECNICA NECESSARIA

di Carolina Taverna

Valentina Biasetti è un’artista formatasi tra Parma e Bologna, dove ha conseguito una laurea all’Accademia di belle arti in pittura. Quello che ci regala nelle sue opere è la visione di un universo femminile, personale e al tempo stesso aperto all’immedesimazione dell’osservatore. La realizzazione di queste opere è un processo performativo di più fasi, un work in progress dove è Valentina stessa che si rappresenta dopo aver realizzato alcuni autoscatti.
Come in un diario giornaliero veste dei panni davanti alla macchina fotografica, e solo dopo una serie di primi scatti nasce e si concretizza in questi il personaggio che l’artista stessa sta cercando: una donna che combatte, che gioca e che ingenuamente si mostra, fragile e inconsapevole dello sguardo che la osserva nelle pose quasi maliziose che assume. A metà tra bambine e angeli caduti, le figure femminili soggetti delle sue opere sono frutto di un lavoro sul proprio corpo, riproposto come opera per riscattarlo; da qui la necessità di vestire lei stessa i panni delle sue protagoniste, mettendosi in discussione in prima persona e allontanando da sempre nel suo creare artistico l’idea di modelli e modelle da pilotare.

Così vediamo realizzati i suoi lavori sui supporti scelti in ogni occasione, materiali che parlano e trasmettono per primi e su di questi a grafite le figure di donne che con i loro gesti giocano con lo sguardo dello spettatore. Ciò che le circonda è invece lo spazio vuoto, bianco, del campo di lavoro, uno spazio segnato solo dai colori: un'altra faccenda per questa artista, un universo altro di cui la figura non fa parte, ma che ne mostra lo stato d’animo circondandola e richiamando l’interiorità dell’artista, diversa in ogni momento, più chiusa o aperta al dialogo con lo spettatore.
Infine il colore nero, simbolicamente la parte della vita più cupa: un elemento esterno, a volte presente e vivo colpisce e graffia la figura che tenta di allontanarlo, a volte come una nube mostra la sua presenza, sembra avvicinarsi, come una tristezza, una sensazione negativa della vita, un dolore presente e non sempre sentito, ma peculiare di ogni momento della vita. Alla fine di questa performance di cui vediamo il frutto ultimo nelle opere, il lato performativo è lasciato allo spettatore: i personaggi rappresentati, a volte riconoscibili solo da parti del corpo raffigurate, sono senza volto, rimanendo aperti all’immedesimazione di chi guarda. Seguendo un percorso di trasfigurazione che avvicina queste opere a quelle di Bacon, il volto non visibile, cancellato, sostituito, colorato solo di oro, dimensione di altrove estrema quasi divina, vediamo l’artista eliminarsi dalla composizione, togliendo quanto più di identificativo e ritrattistico ci si potesse aspettare.

In queste opere frutto di studio e lavoro che appagano l’occhio rendendone chiaro ogni aspetto, dalla bravura tecnica alla comunicazione di una dimensione interiore, l’artista realizza il connubio tra fonte d’ispirazione e artista: parte dal suo universo di affetti, la famiglia, l’infanzia, dal suo corpo usato per dare vita ad un personaggio che non è lei, per narrarci il gioco e la fragilità in ogni sua mossa. Un’arte fatta per comunicare un’interiorità che riguarda tutto l’universo femminile così come vive nell’età contemporanea, donne sotto i riflettori e le loro immagini che ci scorrono di fronte continuamente, e in questo scenario i corpi e le figure delle donne di Valentina, lei e altro allo stesso tempo: come istantanee nella mente di chi le vede solo passare immaginandone la realtà vissuta, si affermano esistendo sulla tela, o sul supporto necessario, che le scaraventa bloccandole davanti al nostro sguardo.