PAOLO LUCHENA

Terra e vita

di Carolina Taverna

Tutto ciò che conosciamo quotidianamente è già una selezione, frutto di una scelta, il racconto di una visione parziale; un occhio, una bocca, un orecchio ha già selezionato per noi la porzione più interessante di una storia, e questa è il racconto visivo, la parte di realtà, che Paolo Luchena sceglie per noi: una natura che appare e si manifesta, fenomenica e in movimento, quasi metamorfica, quasi umana. Un lavoro minuzioso sulla tela che appaga subito l’occhio dello spettatore, veicolo di un animo che sente e vive la sua terra, il Salento.
Paolo Luchena scompone la realtà secondo la sua percezione, e lascia che siano la materia, la luce e il colore a rivelarla. Ogni singola pennellata è un pezzo, come un pigmento, un pixel, che l’artista coglie della natura, rendendolo opera visiva e quasi visionaria per noi. Ogni tocco dell’artista sulla tela rappresenta una linea di luce, di colore che da vita al soggetto, ricordandoci lo studio degli impressionisti, en plein air, tesi a riportare sulla tela i continui mutamenti della luce. Il passo successivo è l’espressione del segno, l’intimità dell’animo dell’artista e i suoi moti visivamente resi nelle brevi e incise pennellate che compongono le sue tele.
Nelle opere astratte percepiamo ogni gesto eseguito sulla tela, mentre i colori ci informano del suo stato d’animo: l’intero lavoro dell’artista viene colto, creando una simbiosi tra autore e fruitore dell’opera, di fronte alla quale ci ritroviamo a nostro agio, in una tranquilla intimità, come in una sorta di trance.

Anche nelle tele figurative il lavoro di Paolo Luchena non lascia spazio a riproduzioni fotografiche, ma investe lo spettatore di colore e brevi pennellate che si geometrizzano nelle tonde volumetrie dei frutti che compongono le sue nature morte. Qui i volumi in stasi che occupano lo spazio si sistemano sulla tela che sembra non riuscire a contenerli, come corpi solidi costretti nella loro intensa spazialità. Anche i volti ritratti dall’artista sono geometricamente delineati, a volte circondati da corpi resi quasi cubisti per le nette linee che li caratterizzano, e che sempre ci colpiscono per la serena tranquillità con cui guardano lo spettatore.

E infine gli ulivi, presenti nella vita quotidiana dell’artista salentino, con le loro forme sinuose, soggetto di numerose tele: pennellate di colore che dividono il corpo della pianta e lo ricompongono in una magica sintesi armonica nel quadro; e ancora una scomposizione totale, un mosaico di tocchi colorati, materia e luce che sfaldano la visione, frammenti che scomposti e poggiati su una tela attendono l’occhio che li ricomporrà. È un gioco fatto di piccoli colpi di pennello, ed è l’artista che ce lo concede: la natura che osserva, l’astrazione pittorica che realizza, la nostra fruizione visiva, la ricomposizione, per cogliere infine la sua realtà, scorcio di una natura fantastica, una visione, ulivi vivi che mutano e si contorcono sullo sfondo di un’atmosfera in movimento fatta di luce e colore. Un sogno fatto di segni.